l titolo che ci vuole indicare il cammino per questa festa patronale è tratto da un testo di Francesco d’Assisi, di cui ricordiamo gli 800 anni dalla morte, il Saluto alla Beata Vergine
Maria, che così recita:
Ave, Signora, santa Regina, santa Madre di Dio, Maria, che sei vergine fatta Chiesa
ed eletta dal santissimo Padre celeste, che ti ha consacrata con il santissimo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito; in te fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene.
Ave, suo palazzo! Ave, suo tabernacolo! Ave, sua casa!
Ave, suo vestimento! Ave, sua ancella! Ave, sua Madre!
E ave voi tutte, sante virtù, che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli, affinché di infedeli li facciate fedeli a Dio.
L’amore di Francesco per la Madonna è attestato dal suo primo biografo, Tommaso da Celano: “a suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua
umana non potrebbe esprimere” (Vita seconda di San Francesco, 198, FF786).
Non sappiamo come l’amore di Francesco per Maria sia nato, probabilmente è frutto dell’educazione religiosa ricevuta nella sua famiglia, specialmente da sua madre, “specchio di rettitudine”.
Secondo la testimonianza di san Bonaventura, “circondava di indicibile amore la Madre del Signore Gesù, per il fatto che ha reso nostro fratello il Signore della Maestà donandoci Misericordia” (Legenda maior, IX, 3).
L’espressione “Vergine fatta Chiesa” non è sempre stata capita, ma affonda le sue radici nella tradizione patristica ed è stato riscoperta nel secolo scorso con la proclamazione di Maria Madre della Chiesa da parte di Paolo VI.
Francesco è colpito dal mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio nel grembo di Maria:
“L’altissimo Padre celeste […] annunciò il Verbo. Lo fece nel grembo di Maria” (Lettera a tutti i fedeli).
Nel suo Saluto ha chiamato Maria “palazzo, tabernacolo, casa di Dio” perché in lei ha vissuto
corporalmente il Figlio di Dio. Ma “ognuno che ama può diventare la sua abitazione e dimora”
(Ibidem).
E anche la Chiesa intera, come Maria, amando può dare vita a Gesù. E tutti noi cristiani, “siamo madri del Signore, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l’amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplenderein esempio per gli altri” (Ibidem).
Concludo con le implicanze comunitarie e parrocchiali che vengono da questa preghiera di san Francesco.
A tutti i suoi frati san Francesco ricordava il senso soprannaturale della nuova famiglia di cui facevano parte: “Ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino tra loro familiari l’uno con l’altro. E ciascuno manifesti all’altro con sicurezza le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?” (Regola Bollata di San Francesco d’Assisi Capitolo VI).
Quale amore materno eleva e supera quello naturale più di quello di Maria, madre nella carne e nella fede? Francesco è diventato egli stesso un esempio di questo tipo di amore per i suoi frati, tanto che lo si chiamava non solo “padre”, ma anche “madre”.
Ecco l’augurio per il presente anno: guidati da san Francesco, preghiamo la Madonna e come Lei fa, anche noi facciamo la Chiesa.
don Enrico Porta, parroco


